Anabasi: viaggio nel territorio del digitale

Contrapposta alla Katabasi, discesa negli inferi e scavo interiore, l’Anabasi indica la risalita, ma anche il procedere verso l’interno di un territorio sconosciuto, forse ostile. Il concetto porta con sé l’immagine di un viaggio incerto, ma anche la possibilità di un ritorno trasformato. Marcello Moscara, fotografo, e Chiara Saurio, artista visiva ed esperta di teatro gestuale, hanno assunto il paradigma dell’Anabasi a inedita traiettoria speculativa attraverso cui penetrare il problematico territorio del digitale. Ne è derivato un volume intenso, custode di una riflessione multiforme, che ai linguaggi della scrittura e del disegno associa quello della fotografia.

L’appuntamento

Edito da Digitalaw, il libro “Anabasi” presenta i testi di Andrea Lisi in dialogo con le foto realizzate in sinergia da Moscara e Saurio, autrice quest’ultima anche delle illustrazioni. Il volume sarà presentato giovedì 27 novembre, alle ore 17.30, presso la Sala Teatrino nell’ex Convitto Palmieri di Lecce, in occasione di Digeat Festival 2025. L’opera, da cui è nata la relativa mostra in corso alla Biblioteca Bernardini di Lecce, rappresenta una perlustrazione critica del mondo digitale, un attraversamento visivo che tenta di riportare alla superficie ciò che nel “deserto dei bit” rischia di perdersi, fino a ritrovare un “qualche germoglio di umanità”. Ed è proprio questa immagine, evocata nell’introduzione del libro, a offrire una chiave interpretativa essenziale.

Problemi legati all’identità, verità d’informazione, spersonalizzazione sono alcune delle tematiche che il volume affronta con approccio lirico, fondendo intento artistico e analisi metagiuridica. L’opera costruisce un percorso in cui l’immagine non è mera traccia del reale, ma campo attivo di interrogazione. Tredici serie fotografiche, ciascuna composta da più scatti, tracciano la topografia visiva della risalita.

Le fotografie non registrano eventi, ma mettono in scena il problematico rapporto tra umano e digitale. Il mezzo abdica alla sua abituale funzione di registrare il reale per farsi veicolo di visione autonoma, di interpretazione e introspezione collettiva. Sequenze che funzionano come micro-racconti in cui i pensieri generati dai testi si sostanziano, non senza effetti stranianti o surreali.

Nelle foto è il corpo a parlare, quello degli stessi autori, in uno scambio continuo nei ruoli di ritraente e ritratto, di autore e soggetto, ma anche nella voluta osmosi dei linguaggi, fondendo il proprio con quello dell’altro. La postura, il gesto, la ripetizione e la variazione costruiti nella scena e catturati nello scatto sono gli strumenti attraverso cui si articola la relazione complessa fra esperienza vissuta e astrazione algoritmica.

Accanto alla dimensione visiva e performativa dei due artisti, l’opera include i testi di Andrea Lisi, avvocato ed esperto di diritto applicato all’informatica, che portano all’interno di “Anabasi” la prospettiva etico-giuridica sui rischi e le ambivalenze dell’intelligenza artificiale. Non una trattazione di diritto, ma una riflessione poetica attraverso cui mettere a nudo il digitale restando al di fuori di ogni tecnicismo, di qualunque natura esso sia. Un racconto ma anche una riflessione condivisa in cui riscoprire, per sottrazione, le possibilità del naturale contrapposte all’insidie dell’artificiale.

Nella “triangolazione tra immagine, corpo e norma”, per dirla con le parole dell’archeologa Alice Bottega che nel volume firma l’introduzione, si genera un lavoro artistico in cui le insidie del digitale sono poste sotto processo mentre la fragilità e la potenza dell’umano si riscoprono intatte, salvaguardate da ogni alienazione o contaminazione.

FONTE: Quotidiano di Puglia